LE CATACOMBE
Un ricco patrimonio di epigrafi e arcosoli scavati sulla collina della Maddalena:
la memoria di una consistente comunità giudaica radicata nel tempo.
Le Radici
Storia e archeologia
Le catacombe di Venosa si trovano sulla collina della Maddalena, a circa 2 km dalla città, dove sorgeva la colonia di Venusia, fondata dai Romani nel 290 a.C. Qui, alcuni secoli dopo, si radicò una consistente comunità giudaica in seguito, probabilmente, all’insediamento di un impianto tessile statale (gynaeceum) all’epoca dell’imperatore Diocleziano (284-305 d.C.).
Tra il IV e il VI secolo gli ebrei di Venosa scelsero di farsi seppellire in ipogei e catacombe scavati in questa collina a nord-est della città; dove si diffusero, nello stesso periodo, anche aree funerarie cristiane.
Per la vulnerabilità strutturale e geomorfologica della Maddalena, oggi molti di questi siti sono di difficile o impossibile accesso oppure sono percorribili solo in parte, a causa di crolli e frane dovuti al tipo di roccia in cui sono scavate, o ai dilavamenti e ai terremoti che, nel corso dei secoli, hanno a più riprese colpito la zona.
Nella loro lunga e travagliata storia, queste e altre cavità del circondario sono state inoltre esposte per secoli alla frequentazione di viandanti e pastori e usate a lungo – come attestano varie fonti sin dalla fine del XVI secolo – come luogo di riparo per uomini e animali.
Fu in età moderna che ai settori accessibili della catacombe si diede il nome di Grotte di Santa Rufina, forse sulla scorta di qualche iscrizione funeraria rinvenuta in zona.
In seguito, dalla metà del XIX secolo fino al 1975 circa, le gallerie furono oggetto di esplorazioni da parte di numerosi visitatori che non solo hanno lasciato traccia del loro passaggio con firme, incisioni e dipinti, ma che in qualche caso hanno effettuato anche gravi spoliazioni e interventi distruttivi, violando le tombe e asportando materiali.
I due complessi più imponenti ed estesi della Maddalena
I due complessi più imponenti ed estesi della Maddalena, le catacombe superiori e le catacombe inferiori, sono oggi in gran parte percorribili grazie a interventi di consolidamento e restauro effettuati a partire dagli anni successivi al terremoto del 1980. Proprio nell’anno seguente al sisma, uno scavo portò alla luce l’ingresso alle catacombe inferiori, obliterato da una frana, che le aveva rese a lungo inaccessibili. In tale occasione fu esplorato gran parte dell’esteso cimitero, che fra il 2004 e il 2011 è stato oggetto di estesi lavori di consolidamento e di riqualificazione.
Diversa è invece la storia del settore superiore, rimasto quasi intatto fino al 1842, quando fu casualmente scoperto dall’archeologo Stanislao d’Aloe. Rimasto alla mercé di cercatori di reperti di valore, del sepolcreto furono distrutte numerose tombe, insieme alle epigrafi che vi erano dipinte o graffite nella malta di rivestimento dei loculi. La comunicazione ufficiale della scoperta, avvenuta solo nel 1853, destò notevole scalpore, trattandosi delle prime catacombe ebraiche accessibili, dopo che di quelle romane, a Monteverde, da tempo si era perso l’accesso. Il ricco patrimonio di epigrafi dipinte e incise in caratteri greci, latini ed ebraici, visibili nelle catacombe venosine catalizzarono, da allora in poi, l’interesse degli studiosi.
Fra la metà dagli anni Sessanta e i primi anni Settanta del Novecento si riaccese l’interesse per il monumento, con la ripresa delle esplorazioni nelle catacombe superiori, conducendo a nuovi e inattesi rinvenimenti: in particolare, un arcosolio completamente dipinto, con una grande menorah dorata e, ai lati di essa, altri simboli ebraici – unico affresco ad oggi noto – e, nelle sue vicinanze, la prima iscrizione datata, al 521 d.C.
In anni più recenti, grazie a una nuova stagione di studi sui complessi ipogei della Maddalena, si sta procedendo a un riesame puntuale dell’intero patrimonio epigrafico e all’analisi dello sviluppo topografico, degli spazi funerari e delle tipologie tombali, sia delle catacombe superiori che di quelle inferiori.
- Modello poligonale da scansione tridimensionale del complesso catacombale
I settori
Descrizione dei luoghi
I settori delle catacombe superiori finora messi in luce comprendono un settore percorribile e un altro attualmente non visitabile, perché parzialmente ostruito da crolli. La sezione oggi accessibile è costituita da due lunghe gallerie (D, F) parallele, scavate sul fianco sud della collina, collegate da brevi gallerie trasversali (C, E, G). Nel tratto iniziale della galleria principale (D) si apre, sul lato ovest, una lunga galleria trasversale (L) da cui si dipartono altre gallerie (I, O, P, Q), tra cui quella – oggi non accessibile – che ospita il famoso affresco con la menorah. L’intero settore, in gran parte ostruito da imponenti crolli, oggi non è percorribile. Attualmente si accede alla catacomba dalla galleria F, anche se, in antico, dovevano aprirsi più ingressi, oggi ostruiti, lungo il pendio della collina, in corrispondenza delle varie gallerie.
Una situazione simile si riscontra nelle catacombe inferiori, ai cui due accessi attuali se ne dovevano aggiungere altri, in antico, oggi ostruiti. Si tratta di un’estesa rete cimiteriale, oggi quasi del tutto percorribile, scavata a una quota inferiore sullo stesso versante della collina del cimitero superiore, che in parte le si sovrappone. L’impianto è costituito da cinque gallerie, scavate longitudinalmente alla collina (A, C, D, E, F), collegate da brevi gallerie trasversali (B, G, L, M). Dalle due direttrici principali (D-F) oggi si ha accesso al cimitero.
Evoluzione e architettura degli ipogei
Le catacombe inferiori e superiori sono molto simili, sia per sviluppo topografico che per la strutturazione interna degli spazi. Dall’analisi delle planimetrie appare evidente, infatti, che entrambi i cimiteri non sono il frutto di un progetto unitario ma il risultato di una progressiva espansione che ha portato alla fusione di nuclei ipogei indipendenti, con quote e orientamento diversi, dotati di ingressi autonomi e poi collegati da corridoi trasversali; segno di un’occupazione funeraria intensa e prolungata nel tempo.
Questa caratteristica si manifesta anche nella serrata successione delle sepolture lungo le gallerie (arcosoli, loculi, tombe pavimentali), che vanno a riempire quasi tutti gli spazi disponibili. La fruizione dei cimiteri da parte della comunità giudaica, che, in base alle evidenze, era consistente e radicata nel tempo, è documentata da numerose iscrizioni rinvenute in entrambe le catacombe, anche se in numero esiguo in quello inferiore, più danneggiato dalla frequentazione prolungata degli spazi nel corso dei secoli: di cui sono un segno tangibile le numerose croci e i segni di vario tipo tracciati sulle pareti in età medievale e moderna.
Il sito
Tipologie tombali
Nelle catacombe sono attestati vari tipi di tombe, scavate nelle pareti e nel pavimento delle gallerie.
Arcosoli
Caratteristici sono gli arcosoli, ossia un tipo di tomba scavata lungo le pareti costituita da una nicchia impostata su un parapetto, che al suo interno contiene una o più sepolture (fino a 12), dette “arche”, scavate nel piano e che avevano una copertura in tegole fissate con malta (solo in rari casi conservata, per la sistematica violazione delle tombe nel tempo). L’arcosolio può presentare un rivestimento in intonaco su cui sono dipinte iscrizioni o motivi figurativi; in altri casi, questi sono tracciati a sgraffio direttamente sulla roccia e rimarcati con la pittura, spesso sui piedritti esterni della nicchia.
Loculi
Nelle pareti interne dell’arcosolio sono spesso scavate altre tombe, segno di un’intensa ricerca di nuovi spazi sepolcrali in strutture già esistenti; queste possono essere in forma di arcosolio o anche di più semplice loculo, ossia una cavità rettangolare con il lato lungo a vista, in cui si deponeva orizzontalmente il corpo, poi chiusa con tegole e malta su cui potevano essere incise o dipinti epitaffi o solo i nomi dei defunti.
Tombe a fossa
I loculi, disposti in più file, si susseguono alternandosi agli arcosoli lungo le pareti delle gallerie, che presentano nel piano pavimentale tombe a fossa che occupano quasi ogni spazio disponibile e che oggi, nella maggior parte dei casi, non sono visibili a causa della copertura dell’originario piano di calpestio.
Catacombe Superiori
Le iscrizioni
Le catacombe ebraiche erano originariamente arricchite da numerose iscrizioni funerarie, molte delle quali sono purtroppo andate perdute. Attualmente a Venosa ne sono note circa ottanta, in gran parte frammentarie, dipinte o più raramente graffite sull’intonaco steso presso loculi e tombe pavimentali e, in diversi casi, dentro gli arcosoli. Sono invece oggi assenti, sebbene ne siano state rinvenute tracce, epigrafi su lastre di marmo: che sono frequenti, invece, nelle catacombe ebraiche romane, dalle quali gli ipogei venosini si differenziano, fra l’altro, per la datazione un po’ più tarda e per il maggior uso della lingua latina ed ebraica.
Nelle catacombe superiori i testi non sono anteriori al IV secolo. Fra le cariche comunitarie tenute in vita dai defunti di rango, appare la titolatura presente in tutta l’area mediterranea: con presbiteri, gerusiarchi, archisinagoghi e patres synagogae. Un epitaffio bilingue, greco-ebraico, ricorda un didáskalos, probabilmente un maestro della Torah, chiamato Iakobos (Giacobbe).
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